9 domande sui DSA

9 domande sui DSA

1) COSA SI INTENDE PER DISLESSIA E PER DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO?

Si tratta di disturbi che coinvolgono uno specifico dominio di abilità, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale.

Essi infatti interessano le competenze strumentali degli apprendimenti scolastici.

All’interno dei DSA vengono comunemente distinte le seguenti condizioni cliniche:

dislessia: disturbo nella lettura intesa come decodifica del testo scritto → numero di errori e velocità di lettura (sill/sec).

disortografia: disturbo nella scrittura intesa come abilità di codifica fonografica e competenza ortografica, deficit nel processo di cifratura del codice scritto → numero di errori

disgrafia: disturbo nella grafia ovvero nell’abilità grafo-motoria, deficit nella realizzazione del tratto grafico → fluenza prassica e qualità del tratto (disposizione spaziale di lettere e parole, dimensione e proporzione delle lettere, prensione inadeguata della penna, direzione non efficiente del movimento…)

discalculia: disturbo nelle abilità di numero e di calcolo, intese come capacità di comprendere e operare con i numeri→ senso del numero e della quantità, procedure del calcolo, recupero dei fatti numerici.

2) DA COSA DIPENDONO I DSA?

I DSA sono di origine neurobiologica, dipendono cioè dal funzionamento cerebrale, ovvero dall’organizzazione dei circuiti neurali deputati ai processi di lettura, scrittura e calcolo.
Non dipendono quindi da:
-fattori ambientali (educativi, sociali, culturali)
-deficit intellettivo
-deficit sensoriale
– disordine affettivo
È dimostrato da studi di neuroimaging come le aree cerebrali attivate in compiti di lettura siano diverse in lettori dislessici rispetto a quelle di lettori neurotipici.
L’alta presenza di familiarità per il disturbo contribuisce inoltre a dimostrare l’origine neurobiologica del disturbo.

3) QUANTI SONO OGGI I BAMBINI CON DSA? I DSA SONO SEMPRE ESISTITI?

I DSA mostrano una prevalenza oscillante tra il 2,5 e il 3,5% della popolazione in età evolutiva per la lingua italiana.
I Servizi di Neuropsichiatria Infantile indicano che i DSA rappresentano quasi il 30% degli utenti di questi servizi in età scolare e il 50% circa degli individui che effettuano un intervento riabilitativo. I DSA sono attualmente sotto diagnosticati, riconosciuti tardivamente o confusi con altri disturbi.

La dislessia non puo’ essere considerata un disturbo dei tempi moderni, possiamo dire che e’ sempre esistita, ma che oggi ha assunto maggiore rilevanza con la scolarizzazione di massa.

In Italia si parla di dislessia dagli anni ’60, ma è solo nel 2010 che viene varata una legge ad hoc (Legge 170/2010)  che riconosce i Disturbi Specifici dell’Apprendimento e stimola la scuola a individuarli precocemente definendo i luoghi e le tappe del percorso diagnostico-formativo attraverso l’utilizzo di strumenti dispensativi e compensativi.
Prima i bambini che non imparavano a leggere erano considerati svogliati o pigri.
4) QUALI SONO I SINTOMI PIÙ FREQUENTI DI DSA?

-in lettura e scrittura il bambino tende ad invertire lettere e i numeri (es. 13-31);
-sostituisce lettere simili a livello visivo (es. b-d ; p-q ; b-q ecc…);
-sostituisce lettere simili a livello fonologico (es. m-n ; f-vecc…);
-tende ad omettere lettere, intere parole, numeri sia in lettura che in scrittura;
-legge male ad alta voce;
-risulta molto lento nella lettura e non comprende bene quello che legge;
-mostra difficoltà nel copiare dalla lavagna;
-non riesce ad imparare le tabelline ed alcune informazioni in sequenza come, ad esempio, le lettere dell’alfabeto, i giorni della settimana, i mesi dell’anno ecc…
-presenta difficoltà ad imparare e ricordare i termini specifici delle varie discipline;
-confonde i rapporti spazio temporali (es. destra–sinistra ; ieri–domani ecc…);
-è esageratamente oppositivo in determinate attività come, ad esempio, leggere ad alta voce davanti ai compagni;
-presenta difficoltà, lamentate dai genitori, nello svolgimento quotidiano dei compiti a casa (es. lentezza, svogliatezza, mancanza di concentrazione).

5) CHI, COME E QUANDO SI FA DIAGNOSI DI DSA?

La diagnosi viene fatta da un team clinico che deve essere multiprofessionale e multidisciplinare e deve includere tra le figure professionali il neuropsichiatra infantile, lo psicologo e il logopedista.
La valutazione clinica deve prevedere l’utilizzo di test specifici e standardizzati che vengono individuati seguendo le indicazioni fornite dalla Consensus Conference, ovvero le Linee Guida per la diagnosi e il trattamento dei DSA fornite nel 2011 dal Sistema Sanitario Nazionale. Il principale criterio necessario per effettuare una diagnosi di DSA è quello della “discrepanza” tra abilità nel dominio specifico interessato e l’intelligenza generale. I domini specifici dei DSA sono: lettura, ortografia, grafia, numero, procedure esecutive del numero e calcolo. Si affianca a questo la necessità di escludere la presenza di disturbi sensoriali o neurologici gravi e di disturbi significativi della sfera emotiva, ma anche di situazioni ambientali di svantaggio socio-culturale che possono interferire con un’adeguata istruzione.
La certificazione diagnostica dei disturbi specifici di apprendimento oltre che dalle strutture pubbliche del Servizio sanitario regionale, può essere rilasciata da centri privati dotati di un’équipe di professionisti autorizzati dall’ASL, che dimostri di possedere documentata esperienza dei soggetti componenti l’equipe nell’attività diagnostica dei DSA.
La definizione di una diagnosi di DSA avviene in una fase successiva all’inizio del processo di apprendimento scolastico. È necessario infatti che sia terminato il normale processo di insegnamento delle abilità di lettura e scrittura (fine della seconda primaria) e di calcolo (fine della terza primaria).
Tuttavia è possibile individuare fattori di rischio e indicatori di ritardo di apprendimento che possono consentire l’attuazione di attività e interventi mirati e precoci e garantire una diagnosi tempestiva.

6) NELLA SCUOLA PRIMARIA QUALI SONO I PRIMI SINTOMI CHE POSSONO PORTARE GENITORI E INSEGNANTI A SOSPETTARE LA PRESENZA DI UN DSA?

Le Linee Guida ci dicono che già entro la metà del primo anno della scuola primaria gli insegnanti possono rilevare, dopo attività di didattica adeguata, difficoltà persistenti relative all’apprendimento:
– di lettura e scrittura:
difficoltà nell’associazione grafema/fonema e/o fonema/grafema;
mancato raggiungimento del controllo sillabico (consonante-vocale) in lettura e scrittura;
eccessiva lentezza nella lettura e nella scrittura;
incapacità a produrre le lettere in stampato maiuscolo in modo riconoscibile

– di calcolo:
difficoltà nel riconoscimento di piccole quantità;
difficoltà nella lettura e/o scrittura dei numeri entro il 10;
difficoltà nel calcolo orale entro la decina anche con supporto concreto

7) IN QUESTI CASI GLI INSEGNANTI COME SI DEVONO COMPORTARE?

In presenza di criticità relative a questi indicatori, gli insegnanti sono tenuti a informare le famiglie e a mettere in atto degli interventi mirati (attività di potenziamento specifico).
Le caratteristiche di questi interventi sono:
devono essere intensivi, con sessioni individuali o in piccoli gruppi di circa 15-30 minuti l’una, possibilmente tutti i giorni e comunque non meno di due volte alla settimana, per un totale di 1-2 mesi
devono comprendere attività per favorire le abilità meta-fonologiche (per esempio segmentazione e fusione fonemica) e l’associazione tra grafemi e fonemi, esercizi per lo sviluppo del lessico e la lettura di testi.
Nel caso in cui le difficoltà relative all’apprendimento di lettura e scrittura persistano anche dopo gli interventi attivati, gli insegnanti propongono alla famiglia la consultazione dei servizi specialistici ai fini dell’approfondimento clinico.

È importante sottolineare come un’individuazione precoce dei DSA sia fondamentale, in quanto la precocità e la tempestività degli interventi appaiono sempre più spesso in letteratura tra i fattori prognostici positivi.

8) E NELLA SCUOLA DELL’INFANZIA È GIÀ POSSIBILE SOSPETTARE IL POSSIBILE SVILUPPO DI UN DISTURBO SPECIFICO DELL’APPRENDIMENTO?

Il decreto MIUR 17.04.2013 è proprio indirizzato all’identificazione precoce dei casi sospetti di DSA e illustra i principali indicatori di rischio per lo sviluppo di un DSA.

Per quanto riguarda il rischio di dislessia, gli indicatori più sensibili sono riferiti allo sviluppo del linguaggio (capacità di comprensione e di espressione, alterazioni fonologiche significative, capacità percettivo-uditive, competenze di manipolazione consapevole dei suoni all’interno delle parole).

Per quanto riguarda il rischio di disturbi di scrittura, accanto agli indicatori linguistici già descritti per la lettura, vanno considerati quelli legati alla maturazione delle competenze visuo-costruttive (ci si riferisce a costruzione di strutture bi-tridimensionali quali puzzle, costruzioni con mattoncini in legno o plastica e/o ad operazioni quali allacciare, abbottonare, ecc. ) e di rappresentazione grafica.

Per quanto riguarda l’area del calcolo, gli indicatori di rischio sono riferiti alla difficoltà nella rappresentazione delle quantità, nel loro confronto e manipolazione (aggiungere e sottrarre) e nella capacità di astrazione della numerosità al di là del dato percettivo dell’oggetto o degli oggetti.

In generale i principali fattori di rischio per lo sviluppo di un DSA sono la presenza di familiarità e la presenza di un disturbo di linguaggio.
Il rischio di sviluppare dislessia in bambini con Disturbo Specifico del Linguaggio (DSL) è da 2 a 3 volte maggiore che fra i bambini che non presentano DSL.

9) COSA SI FA DOPO UNA DIAGNOSI DI DSA?

La scuola è tenuta a garantire nei confronti di tali alunni interventi didattici individualizzati e personalizzati attraverso la redazione di un piano didattico personalizzato con l’indicazione degli strumenti compensativi e delle misure dispensative adottate.
Le indicazioni contenute nelle Linee guida del MIUR sottolineano chiaramente la necessità di:
1.presa in carica dell’alunno da parte dell’intero consiglio di classe o team docente;
2.coinvolgimento della famiglia;
3.redazione del PDP (Piano Didattico Personalizzato) entro il primo trimestre scolastico, che deve indicare tra le altre cose:
– attività didattiche personalizzate (per ciascuna disciplina interessata)
-strumenti compensativi
-misure dispensative
-patto con la famiglia
-forme di verifica e valutazione personalizzate.

Alcuni esempi di strumenti compensativi:
*Sintesi vocale
*Registratore
*Programmi di video scrittura con correttore ortografico
*Calcolatrice, tavola pitagorica
*Tabelle, formulari, mappe concettuali, ecc

Alcuni esempi di strumenti dispensativi:
*Dispensa dalla lettura a voce alta, scrittura veloce sotto dettatura, studio mnemonico delle tabelline
*Dispensa, ove necessario, dallo studio della lingua straniera scritta
*Programmazione di tempi più lunghi per prove scritte e per lo studio a casa
* Valutazione delle prove scritte e orali con modalità che tengano conto del contenuto e non della forma

Oltre a tutte queste misure messe in atto dalla scuola il soggetto con diagnosi di DSA potrà seguire dei cicli di terapia logopedica e/o neuropsicologica, in cui si va ad intervenire in modo specifico sull’abilità compromessa per stimolarla ed ottenere dei miglioramenti significativi. Per esempio nel caso della lettura un trattamento è considerato efficace quando la velocità di lettura aumenta di 0,3 sillabe al secondo in un anno e gli errori di lettura si riducono del 50%.