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ESAMI TERZA MEDIA NOTA MINISTERIALE N. 7885 DEL 09.05.2018

Nota ministeriale N. 7885 del 09.05.2018 relativa agli esami conclusivi del ciclo scolastico Scuola Secondaria Primo Grado (esami terza media) con indicazioni DAS e BES:

Modalità di svolgimento delle prove scritte per alunni con disabilità, con disturbi specifici dell’apprendimento e con altri bisogni educativi speciali (BES) Il decreto legislativo n. 62/2017 e il decreto ministeriale n. 741/2017, nel fornire indicazioni operative in materia di modalità di svolgimento e di valutazione delle prove di esame, fa esclusivo riferimento ai candidati disabili certificati ai sensi della legge 104/1992 e con disturbo specifico dell’apprendimento certificati ai sensi della legge 170/2010, per i quali possono essere utilizzati specifici strumenti compensativi (utilizzo di supporti didattici, calcolatrice, mappe, ecc) o attivate misure dispensative qualora già previsti rispettivamente nel PEI e nel PDP. Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione 3/3 Per gli alunni con bisogni educativi speciali (BES) che non rientrano nelle tutele della legge n. 104/1992 e della legge n. 170/2010 non sono previste misure dispensative – peraltro non contemplate nemmeno dalla previgente normativa – né gli strumenti compensativi di cui alla nota 3 giugno 2014, n. 3587, superata dal nuovo quadro normativo. Tuttavia, la commissione, in sede di riunione preliminare, nell’individuare gli eventuali strumenti che le alunne e gli alunni possono utilizzare per le prove scritte, potrà prevederne l’uso per tutti gli alunni se funzionali allo svolgimento della prova assegnata.

Puoi leggere la Nota Ministeriale in maniera completa qui:
http://istruzioneer.gov.it/wp-content/uploads/2018/05/MIUR.AOODGOSV.REGISTRO-UFFICIALEU.0007885.09-05-2018.pdf

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Lo sviluppo del linguaggio nel bambino e la dislessia: quali sono i segni precoci nella scuola dell’infanzia?

Abracadabra Cooperativa Sociale Onlus e il Centro Italiano Logopedia Brescia, sono liete di presentare la serata informativa:

“Lo sviluppo del linguaggio nel bambino e dislessia: quali sono i segni precoci nella scuola dell’infanzia”

a cura delle logopediste del centro:

Dottoressa Dorella Minelli e Dottoressa Anna Guerrini

La conferenza sarà un’occasione in cui mettiamo a disposizione la nostra esperienza di logopediste per affrontare un tema spesso sconosciuto sull’evoluzione ritardata o atipica del linguaggio nei bambini e le relative conseguenze sugli apprendimenti scolastici. La serata, è rivolta ai genitori e agli insegnanti avendo un risvolto pratico e fornendo esemplificazioni tratte dalla nostra casistica di bambini, nonché consigli immediatamente fruibili dagli educatori; verrà presentato uno screening del linguaggio e dei prerequisiti alla letto-scrittura (aderente alla normativa 170/2010)  rivolto ai bambini che frequentano la Scuola.

La conferenza si terrà presso la sede della scuola dell’infanzia  Abracadabra di via Nicostrato Castellini 9 a Brescia, il 12 aprile dalle 20,30 alle 22,30. Ingresso libero e gratuito.

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA A : info@asiloabracadabra.it

Abracadabra nido e scuola dell’infanzia
Via Nicostrato Castellini 9, 25123 Brescia
Telefono: 030 45071
Cellulare: 339 1889188
Email: abracadabra.asilo@gmail.com

Iscrivetevi gratuitamente a questo link: https://www.facebook.com/events/1913553365321627

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VALUTAZIONE DEI PREREQUISITI ALLA LETTO-SCRITTURA

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A CHI È RIVOLTO?
A tutti i bambini che a settembre 2018 inizieranno il 1° anno della Scuola Primaria.

PERCHÉ È UTILE FARE UNA VALUTAZIONE DEI PREREQUISITI ALLA LETTO-SCRITTURA?
La valutazione ci permette di capire se il tuo bambino è pronto per l’inserimento alla scuola primaria, avendo le competenze che gli permettono di imparare a leggere e a scrivere in totale benessere scolastico.

IN CHE COSA CONSISTE LA VALUTAZIONE DEI PREREQUISITI ALLA LETTO-SCRITTURA?
Il bambino verrà accolto dalla Logopedista del Centro che, utilizzando dei test specifici, identificherà  il profilo delle competenze del bambino. L’incontro dura un’ora e mezza.

DOPO AVER FATTO I TEST?
La logopedista stende una relazione che verrà inviata ai genitori tramite e-mail.

SE DALLA VALUTAZIONE SI EVIDENZIASSERO DELLE DIFFICOLTÀ?
La famiglia viene contattata dal Centro per un colloquio durante il quale viene consegnata la relazione e spiegate le difficoltà rilevate.

SI POSSONO RISOLVERE LE DIFFICOLTÀ?
Nessuna paura, abbiamo il tempo utile per migliorare le competenze del bambino prima dell’inserimento alla scuola primaria.

QUANTO COSTA?
Per tutto il mese di aprile la valutazione è in promozione al costo di 98 euro invece di 146 euro.

QUANDO È VALIDA LA PROMOZIONE?
Dall’1 al 30 aprile 2018

DOVE VIENE FATTA LA VALUTAZIONE?
Presso il Centro Italiano Logopedia nelle sedi di Brescia, via Bendetto Croce 31
Ghedi (BS), via Trieste 1
Verona, viale Del Lavoro 25/a

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Leggere un libro con il vostro bambino: come stimolare il linguaggio e il piacere della lettura attraverso la lettura condivisa

Il CENTRO ITALIANO LOGOPEDIA promuove il CORSO

Leggere un libro con il vostro bambino: come stimolare il linguaggio e il piacere della lettura attraverso la lettura condivisa

A CHI È RIVOLTO

Ai genitori di bambini di 2-3 anni

DESCRIZIONE

Il 1° e il 2° incontro è rivolto ai genitori con l’obiettivo di condividere l’importanza della lettura condivisa con il proprio bambino, risorsa fondamentale per il suo sviluppo cognitivo, emotivo, comunicativo e linguistico, in cui verranno presentate tecniche e modalità con cui avvicinare i bambini alla lettura e utili strategie per stimolare la curiosità, la comprensione e la produzione verbale dei piccoli lettori.

Il 3° incontro è rivolto ai genitori e bambini con l’obiettivo di sperimentare in modo diretto le tecniche e le strategie apprese nei primi due incontri, con la partecipazione dei veri protagonisti, i vostri bambini.

PROGRAMMA

8 Maggio 2018 Ore 18.45 La lettura condivisa ed i suoi benefici – Dr.ssa Elisa Lancini Logopedista

15 Maggio 2018 Ore 18.45 Tecniche di approccio e strategie per una lettura efficace – Dr.ssa Elisa Lancini Logopedista

22 Maggio 2018 Ore 10.00  Mettiamoci in gioco: laboratorio pratico di lettura condivisa con i bambini – Dr.ssa Elisa Lancini Logopedista, Dr.ssa Annalisa Ventimiglia Pedagogista

COSTI E ISCRIZIONE

Il corso ha un costo di 70 euro.

Le iscrizioni sono da effettuarsi tramite contatto telefonico al 339 1496319.

Il corso partirà solo con almeno 5 iscrizioni.

SEDE DEL CORSO

Centro Italiano Logopedia

Via Benedetto Croce, 31 Brescia

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Esami di terza media: come saranno per gli alunni disabili e con DSA?

Per gli alunni disabili e con disturbi specifici dell’apprendimento, come si svolgeranno le prove d’esame? Iniziamo dal D.Lgs 62/2017.

Alunni Disabili

Le alunne e gli alunni con disabilità partecipano alle prove
standardizzate di cui agli articoli 4 e 7, ovvero le prove Invasi. Il consiglio di classe o i docenti contitolari della classe possono prevedere adeguate misure compensative o dispensative per lo svolgimento delle prove e, nel caso non fossero sufficienti, predisporre specifici adattamenti della prova o addirittura l’esonero della prova.

Altro aspetto importante è che gli alunni con disabilità sostengono le prove di esame al termine del primo ciclo di istruzione con l’uso di attrezzature tecniche e sussidi didattici, nonché sono autorizzati all’uso di ogni altra forma di ausilio tecnico loro necessario, utilizzato nel corso dell’anno scolastico per l’attuazione del piano educativo individualizzato.

Alle alunne e agli alunni con disabilita’ che non si presentano agli esami viene rilasciato un attestato di credito formativo.

Alunni con DSA

Per le alunne e gli alunni con disturbi specifici di apprendimento (DSA) certificati ai sensi della legge 8 ottobre 2010, n. 170, la valutazione degli apprendimenti, incluse l’ammissione e la partecipazione all’esame finale del primo ciclo di istruzione, sono coerenti con il piano didattico personalizzato (PDP) predisposto nella scuola primaria dai docenti contitolari della classe e nella scuola secondaria di primo grado dal consiglio di classe.

Per la valutazione delle alunne e degli alunni con DSA le scuole adottano modalità che consentono all’alunno di dimostrare effettivamente il livello di apprendimento conseguito, mediante l’applicazione delle misure dispensative e degli strumenti compensativi indicati nel piano didattico personalizzato.

Gli alunni con certificazione di disturbo specifico di apprendimento in cui si prevede la dispensa dalla prova scritta di lingua straniera, in sede di esame di Stato, la sottocommissione stabilisce modalità e contenuti della prova orale sostitutiva della prova scritta di lingua straniera.

Le alunne e gli alunni con DSA partecipano alle prove standardizzate di cui all’articolo 4 e 7, ovvero le Prove Invalsi. Per lo svolgimento di queste prove, il consiglio di classe può disporre adeguati strumenti compensativi coerenti con il piano didattico
personalizzato. Le alunne e gli alunni con DSA dispensati dalla prova scritta di lingua straniera o esonerati dall’insegnamento della lingua straniera non sostengono la prova nazionale di lingua inglese.

Fonte e approfondimenti: www.tecnicadellascuola.it

 

Classe scuola

INVALSI 2018: le novità per alunni disabili, DSA e certificazione competenze

L’art. 7 del D.Lgs 62/2017 prevede importanti novità per le prove INVALSI a conclusione del primo ciclo d’istruzione.

Le novità riguardano l’introduzione della prova di inglese, la tipologia di somministrazione computer based (CBT) e il periodo di svolgimento (finestre di somministrazione) che va dal 4 aprile 2018 al 21 aprile 2018.

Altra modifica riguarda la durata delle prove, 90 minuti ciascuna contro i 75 delle prove di italiano e matematica degli anni scorsi.

Inoltre, la correzione delle domande, sia aperte che chiuse, è totalmente centralizzata e non è richiesto alcun intervento da parte dei docenti, così come la trasmissione dei dati all’INVALSI sarà automatica.

L’art. 11, c.4 del D.lgs 62/2017 e la Nota MIUR 1865 del 10/10/2017 dicono che “le alunne e gli alunni con disabilità partecipano alle prove standardizzate di cui agli articoli 4 e 7. Il consiglio di classe o i docenti contitolari della classe possono prevedere adeguate misure compensative o dispensative per lo svolgimento delle prove e, ove non fossero sufficienti, predisporre specifici adattamenti della prova ovvero l’esonero della prova”.

Pertanto, per le prove di italiano e matematica possono essere adottate, se previsto dal PEI delle misure compensative:

  • tempo aggiuntivo (fino a 15 min. per prova),
  • ingrandimento;
  • dizionario;
  • calcolatrice (disponibile anche sulla piattaforma per la somministrazione CBT delle prove INVALSI);
  • lettura della prova in formato di file audio per l’ascolto individuale della prova;
  • Braille;
  • adattamento prova per alunni sordi (formato word).

o delle misure dispensative:

  • dispensa da una o più prove (Italiano, Matematica).

Per la prova di inglese possono essere adottate, se previsto dal PEI, delle misure compensative:

  • tempo aggiuntivo (fino a 15 min. per la prova direading e un terzo ascolto per la prova di listening).

o delle misure dispensative:

  • dispensa dall’intera prova, o da una delle due parti (reading olistening).

Facendo sempre riferimento all’articolo e alla nota Miur di cui sopra, anche gli allievi con DSA svolgono le prove INVALSI, inclusa quella d’Inglese.

Se previsto dal PDP, possono essere adottate delle misure compensative:

  • tempo aggiuntivo (fino a 15 min. per le prove di italiano e matematica e fino a 15 min. per la prova direading e un terzo ascolto per la prova di listening);
  • dizionario;
  • calcolatrice (disponibile anche sulla piattaforma per la somministrazione CBT delle prove INVALSI);
  • lettura della prova in formato di file audio per l’ascolto individuale della prova;

o delle misure dispensative:

  • dispensa dalla prova d’Inglese (intera prova, o una delle due parti –reading o listening-).

E’ importante sottolineare che per le alunne e gli alunni con DSA la partecipazione alle prove INVALSI è requisito d’ammissione all’Esame di Stato.

Fonte: www.orizzontescuola.it

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La lettura con i bambini piccoli: stimolare il linguaggio attraverso la lettura condivisa

La lettura condivisa è un’attività di lettura ad alta voce in cui partecipano i genitori insieme al proprio bambino, utilizzando uno strumento che accompagnerà il bambino nel corso della vita: il libro.

Perché è importante che un bambino fin da piccolo condivida la lettura con i suoi genitori?
La lettura condivisa offre numerosi spunti per stimolare l’apprendimento del bambino sotto tutti i punti di vista: favorisce lo sviluppo comunicativo – linguistico e cognitivo così come l’attenzione condivisa, prerequisito per ogni tipo di gioco e attività interattiva. In particolare a livello linguistico l’ascolto di una storia tramite la lettura di un libro fin dai primi mesi di vita stimola la comprensione verbale e permette di apprendere le prime parole in modo naturale.
Inoltre, coinvolgere fin da piccolo un bambino nella lettura condivisa permette di costruire una buona relazione, basata sullo scambio di emozioni, sull’interazione e sull’affetto.

C’è un’età consigliata per iniziare questo tipo di percorso insieme?
La lettura condivisa dalla coppia genitore-bambino è un momento che può essere ritagliato nella vita di tutti i giorni fin dai primi mesi di vita. È una routine da svolgere fin dalla precoce età, volta a condurre il bambino a chiedere spontaneamente di leggere ai genitori.
Per fare questo è necessario individuare un momento della giornata tranquillo e sereno, dove né il genitore né il bambino siano stanchi, in un ambiente privo di distrazioni.

Quale posizione assumere per facilitare la lettura condivisa?
La lettura ad alta voce di un libro per bambini richiede alcune accortezze, per permettere al bambino di apprendere nel modo più naturale possibile.
È molto importante la scelta del libro da proporre, che deve basarsi sugli interessi del bambino. Durante la lettura è bene porsi in una posizione che faciliti lo scambio di sguardo tra l’adulto e il bambino e la visione del libro da parte di entrambi, quindi le posizioni più consigliate sono quella faccia a faccia, seduti uno di fianco all’altro o sdraiati con la pancia a terra oppure seduti al tavolino uno di fianco all’altro, con uno spazio agevole per girare il capo e scambiarsi contatto oculare e pensieri.
Può essere utile adoperare per un periodo di tempo lo stesso libro, questo perché si favorisce la memorizzazione di nuove parole nei bambini piccoli e si stimolano la prevedibilità e l’anticipazione delle azioni e la costruzione di una sequenza temporale nei bambini più grandi, già in grado di costruire frasi semplici.

Come si legge un libro con un bambino piccolo?
Inizialmente è possibile che il bambino giochi con il libro, tenti di mangiarlo o mostri difficoltà nel suo utilizzo, gradualmente il genitore può mostrargli come girare le pagine e come leggerlo, ricorrendo a tecniche di coinvolgimento interessanti e piacevoli, come l’uso di oggetti o pupazzetti per rendere attiva la storia, o enfatizzando le parole più importanti.
Per rendere possibile l’avvio di una conversazione, l’adulto può introdurre la lettura in modo lento e tranquillo, per poi attendere osservando il bambino, le sue reazioni e un’eventuale presa di turno, segno di disponibilità al dialogo. Il genitore può anche fare domande al bambino, che non siano però formulate per metterlo in difficoltà, ma che siano invece scelte sulla base delle abilità del piccolo lettore: un bambino che sta imparando le prime parole necessiterà di domande a scelta multipla, mentre un bambino con una buona comprensione ed un vocabolario ampio sarà pronto a rispondere anche a domande aperte.
Durante la lettura è importante coinvolgere ogni senso, dal tatto con lo sfoglio delle pagine e l’utilizzo di pupazzetti concreti, all’udito mediante l’utilizzo di libri sonori con i quali favorire l’imitazione dei suoni della vita quotidiana, fino al ricorso alla mimica facciale, con espressioni del viso che simulino le emozioni descritte nel libro.

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Quali libri utilizzare per la lettura condivisa?
I libri utilizzabili per la lettura condivisa tra genitore e bambino sono diversi a seconda dell’età del bambino.
Per i bambini di età compresa tra 6 e 12 mesi risultano accattivanti i libri sensoriali, che permettono lo sviluppo dell’esplorazione e dell’attenzione condivisa, e sono utili anche per quei bambini che a 18 mesi mostrano un ritardo nell’emergere del linguaggio. Tra questi, il Centro Italiano Logopedia, propone la collana dei libri “Tocca e senti”, che stimolano l’udito e la percezione dei suoni della vita quotidiana, stimolano il senso del tatto con l’analisi di diverse consistenze e diversi materiali.
Tra i 12 e i 18 mesi di vita sono consigliabili libri di ampliamento del vocabolario lessicale, costituiti da poche immagini per pagina corredate dalla loro etichetta lessicale, utili per sviluppare la comprensione e la produzione di singole parole.
Per i bambini di età compresa tra 18 e 24 mesi sono utili i libri descrittivi, che presentano esperienze e routine quotidiane in modo semplice, favorendo la costruzione di un’organizzazione temporale e la combinazione di parole per raccontare cosa fa il bambino durante il giorno. Tra questi risultano interessanti i libri della collana “Spotty Libri Magici”. I libri che descrivono situazioni di vita quotidiana permettono al bambino di affrontare situazioni mai vissute in modo sereno e senza paura, come per esempio una prima visita dal medico o l’utilizzo del vasino.
Infine, per i bambini più grandi, a partire dai 2 anni, è importante utilizzare libri che raccontino una storia, che abbia un inizio, uno svolgimento ed una fine, in modo da stimolare il gioco simbolico, l’organizzazione temporale delle informazioni, lo sviluppo della logica e la costruzione di frasi complete, unitamente al potenziamento della comprensione delle emozioni e del significato delle azioni. Libri di questo tipo sono quelli che narrano le fiabe più comuni in una modalità animata.

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Esistono delle strategie per i bambini poco interessati alla lettura?
Inizialmente sarà normale che la durata della lettura duri pochi minuti e il bambino può non essere interessato ai libri, come può sfogliarne alcune pagine e poi tornare ai suoi giochi.
Allora diventa essenziale coinvolgere il bambino seguendo i suoi interessi e scegliendo libri che potrebbero catturare la sua attenzione rispetto ad altri, in modo da aumentare gradualmente il tempo dedicato alla lettura.
Il modo migliore per avvicinare il bambino alla lettura è rendere il momento più interattivo e divertente possibile. Questo può essere fatto drammatizzando la storia, rendendola reale e coinvolgente, affiancando l’utilizzo di marionette o dei peluches preferiti, imitando i suoni del racconto e aumentando le espressioni del volto.
Se un bambino, per esempio, ama il gioco delle macchinine, si potrebbe partire da un libro che ne parli attraverso illustrazioni, ponendosi come obiettivo l’apprendimento dei colori e del suono onomatopeico corrispondente. Per i lettori più grandi, si possono utilizzare brevi racconti come “Cars”.
Una bambina che adora le principesse, può essere avvicinata alla lettura di un libro a tema, utilizzando una sua bambola, disposta ad ascoltare la storia con lei.

Che cosa propone il Centro Italiano Logopedia?
Il bambino viene avvicinato alla lettura anche durante le sedute di riabilitazione del linguaggio proponendo dei veri e propri percorsi specifici di lettura condivisa.

Durante la lettura di un libro è possibile utilizzare due tecniche fondamentali per sostenere l’apprendimento del bambino: la stimolazione focalizzata e l’espansione.
La stimolazione focalizzata si basa sull’utilizzo per 3 volte consecutive di una parola target assente dal vocabolario del bambino e scelta in precedenza, enfatizzandola durante la lettura di un libro che la contenga. La parola scelta deve essere semplice, ma risultare interessante per il piccolo, e va prima prodotta isolatamente in riferimento al testo, e le restanti due volte va inserita in brevi frasi che la contestualizzino.
Per esempio, se nel vocabolario del bambino è assente la parola /cane/, leggendo il libro Spotty va a nanna della collana Spotty, la prima volta verrà enfatizzata la parola scelta (/cane/), mentre le due successive verrà inserita in brevi frasi (/il cane dorme/;/il cane dorme nella cuccia/).

L’espansione, invece, è una tecnica di modellamento che si fonda sulla produzione del bambino nel corso della lettura; il genitore riprende la parola prodotta dal bambino come commento ad una figura del libro e la inserisce in una breve frase, che amplia ed espande la produzione del piccolo, stimolandolo a costruire frasi sempre più complete.
Per esempio se il bambino osservando un libro di animali vede un pulcino che si avvicina alla chioccia e commenta con /Pio mamma/, il genitore potrebbe espanderne l’affermazione confermando quanto detto dal piccolo e inserendo gli elementi grammaticali necessari: /Sì, Pio il pulcino va dalla sua mamma/.

Quando il Centro Italiano Logopedia consiglia di intraprendere un percorso di lettura condivisa?
Il Centro Italiano Logopedia ritiene talmente importante l’aspetto della lettura condivisa, che al primo colloquio conoscitivo viene sempre chiesto ai genitori se nelle loro routine è presente un momento di lettura quotidiano e quanto il bambino vi sia interessato.
Un percorso specifico di lettura condivisa è consigliato in particolar modo ai genitori di bambini di età compresa tra 2 e 4 anni, che presentano un disturbo di linguaggio, che sia solo espressivo o che coinvolga anche l’ambito ricettivo, di comprensione verbale. In questo modo i genitori vengono resi partecipi della riabilitazione del proprio bambino e diventano attori principali del suo sviluppo comunicativo. È fondamentale che il genitore si senta coinvolto dalla logopedista, perché è lo stile comunicativo del genitore stesso che riveste un ruolo importante nello sviluppo delle abilità relazionali, comunicative e linguistiche del proprio figlio, che lo utilizzerà come modello.

Dott.ssa Dorella Minelli Logopedista – Titolare Centro Italiano Logopedia
Dott.ssa Elisa Lancini, Logopedista – Collaboratrice Centro Italiano Logopedia

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I disturbi specifici dell’apprendimento in età adulta

I disturbi specifici dell’apprendimento, o DSA, sono disturbi del neurosviluppo che comprendono difficoltà nel leggere, scrivere e fare calcoli in maniera fluente, e che si manifestano solitamente con l’inizio della scolarizzazione.

Sulla base del deficit funzionale vengono poi individuate diverse condizioni cliniche: la dislessia quale difficoltà nella lettura, la disortografia quale difficoltà nella scrittura e comprensione ortografica, disgrafia come difficoltà grafo-motoria e la discalculia come disturbo nelle abilità di operare con i numeri e di effettuare calcoli.

La dislessia, come gli altri disturbi dell’apprendimento, è una condizione cronica e persistente ovvero seppur possa essere diagnosticata quando si è bambini o adolescenti non scompare in età adulta. La presenza di un DSA può quindi influire sia la carriera scolastica e accademica, ma anche la carriera lavorativa.

CHI RICHIEDE PIÙ FREQUENTEMENTE UNA VALUTAZIONE O UNA CONSULENZA IN ETÀ ADULTA PER L’INDIVIDUAZIONE DI DSA?

Presso il Centro le richieste maggiori arrivano da studenti universitari che non hanno ancora ricevuto una diagnosi oppure con diagnosi maggiore ai tre anni per i quali, il conseguente referto diagnostico, acquista un importante valore pratico per usufruire delle diverse misure di supporto, ai fini del completamento del percorso universitario.

Alcuni adulti, spesso, sospettano di avere un DSA rispecchiandosi nelle difficoltà dei propri figli, che a loro volta sono stati certificati, oppure quando hanno alcuni problemi nel dover sostenere esami, come può essere quello teorico della patente.

COSA SPINGE L’ADULTO A RICHIEDERE UNA VALUTAZIONE?

Solitamente, la richiesta è legata al percorso scolastico o universitario. Tuttavia, alcuni studi recenti evidenziano che la consapevolezza personale costituisce una motivazione molto forte.

PERCHÉ È IMPORTANTE IL RICONOSCIMENTO DEL DISTURBO?

La diagnosi di DSA, negli adulti può essere vissuta come momento di liberazione e comprensione. Troppo spesso ci si convince di essere stupidi o non intelligenti e quindi il riconoscimento del disturbo offre una nuova chiave di lettura di se stessi e può portare, quindi, ad una situazione di benessere. Si superano le precedenti convinzioni di sé, dando una giustificazione alle proprie difficoltà.

COME FARE DIAGNOSI NELL’ADULTO? QUALI SONO I LIMITI?

Pochi sono gli strumenti di valutazione specifici per l’età adulta, soprattutto per scrittura e calcolo. Un ulteriore limite è la carenza di valori normativi, presenti solo per quanto riguarda la lettura. Pochi sono anche i servizi che si occupano di tali problematiche. Uno di questi è proprio il nostro Centro, che opera sul territorio anche nella diagnosi adulta grazie ad una equipe multidisciplinare dedicata.

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QUALI SONO LE CONSEGUENZE DI UN DSA ADULTO NON DIAGNOSTICATO?

I dislessici non diagnosticati sperimentano un senso persistente di frustrazione, vergogna e solitudine, tanto da rientrare in vere e proprie problematiche di ordine psicologico e psichico come l’ansia, la depressione, bassa autostima e la fobia sociale.

Spesso i nostri pazienti riportano una difficoltà ad avere una relazione sentimentale stabile e duratura.

Noi consigliamo in questi casi un percorso di psicoterapia che aiuti a ritrovare un’immagine del sé positiva.

QUALI SONO LE DIFFICOLTÀ RISCONTRATE IN ETÀ ADULTA?

I nostri pazienti esprimono le loro difficoltà con queste frasi:

“Leggo lentamente e faccio fatica”, “Ho difficoltà a decifrare le parole nuove”, “Mi stanco”, “I testi sono difficili”, “Devo leggere e rileggere per capire” “Faccio fatica a ricordare”.

Queste sono le espressioni che riflettono il quadro del DSA adulto, in cui la lentezza nella lettura rimane una delle caratteristiche principali, anche se gli errori diminuiscono rispetto al quadro che si manifesta nei bambini. La comprensione profonda (inferenziale) del testo può risultare scarsa. Permangono difficoltà nell’espressione scritta per cui i testi appaiono poco articolati e brevi.

A livello di linguaggio fanno fatica nell’elaborazione sintattica di frasi complesse e il recupero delle parole è più lento.

CI SONO ALTRE DIFFICOLTÀ?

Si, quali la difficoltà di memoria, di pianificazione e nella organizzazione delle attività quotidiane della propria vita, così come la difficoltà nel prestare attenzione. A livello neuropsicologico questi disturbi permangono anche in età adulta, andando così a condizionare la vita accademica e lavorativa.

È POSSIBILE RIABILITARE QUESTE FUNZIONI?

Riabilitare memoria, pianificazione, organizzazione del quotidiano e attenzione è possibile con un trattamento intensivo e costante considerando che ogni tipo di potenziamento viene selezionato in base ai risultati ottenuti nei test diagnostici, dal profilo funzionale, dal metodo di studio e dalle difficoltà del singolo soggetto.

Durante il training vengono forniti gli strumenti utili in base proprio alla specificità del singolo caso.

COME SI RELAZIONANO I DSA E IL MONDO DEL LAVORO?

Le ricadute della dislessia e dei DSA in ambito lavorativo sono un aspetto molto poco studiato, in particolare nella realtà italiana. Oltre alle difficoltà di lettura, scrittura, di memoria a breve termine e di velocità di elaborazione dell’informazione, possono emergere altri problemi correlati allo specifico contesto lavorativo e alla mansione svolta. Le persone con dislessia possono spesso trovarsi in difficoltà quando viene richiesto loro un compito complesso, quando devono assimilare rapidamente nuove routine da automatizzare o quando vengono affidate mansioni duplici che richiedono un’elevata concentrazione soprattutto in ambienti rumorosi.

La tendenza a evitare compiti che richiedono l’impegno funzionale deficitario (lettura, scrittura e attività collegate) può privare della possibilità di avanzamento nella propria carriera lavorativa. Questo vuol dire che spesso la consapevolezza delle proprie difficoltà porta i dislessici a scelte di occupazione condizionate, al di sotto delle proprie effettive capacità.

Spesso ci viene riferito che i nostri pazienti possono incorrere in banali errori come per esempio la trascrizione inesatta di numeri e codici e questo ha spesso delle ripercussioni con gravi conseguenze nell’opinione di colleghi e dei superiori, determinando anche atteggiamenti punitivi che possono sconfinare in mobbing, emarginazione e allontanamento.

QUALI SONO I PUNTI DI FORZA?

L’elaborazione visiva e spaziale, l’essere intuitivi e innovativi, così come la creatività sono i punti di forza. Punti che vanno ad aggiungersi alle capacità interpersonali, empatia, risoluzione dei problemi ed eccellenti capacità di osservazione. È fondamentale, quindi, anche nei contesti lavorativi fare leva sui punti di forza che di solito si riscontrano nelle persone con DSA: intelligenza, capacità di memorizzare per immagini, approccio alternativo alle materie scolastiche, capacità di creare collegamenti non convenzionali, creatività, produzione di idee e abilità nella risoluzioni dei problemi.

I DSA adulti possiedono ottime capacità comunicative, grande abilità di delegare agli altri, capacità di pensare in modo creativo, forte determinazione e laboriosità, resilienza e capacità empatiche.

Le attività in cui riescono meglio solo le attività strategiche e direttive proprio perché non è richiesto l’uso automatico della lettura e della scrittura.

Dr.ssa Angela Nocera psicologa del Centro Italiano Logopedia specializzata in diagnosi e riabilitazione DSA adulti

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IL Ciuccio: un bene o un male per i nostri bambini?

Uno degli oggetti più desiderati dai bambini è sicuramente il ciuccio.
In silicone, in caucciù, con il corpo in plastica e la punta piatta o sferica…… ce ne sono per tutti i palati, ma fondamentale è capire che non è uno strumento da sottovalutare nella crescita e nello sviluppo di un neonato.

Perchè usare il ciuccio?
Il suo utilizzo ha sicuramente un pregio, sviluppa e coordina la capacità di suzione e deglutizione anche nel caso in cui il bambino non si attacchi facilmente al seno.

Ma quando il ciuccio puo’ fare danni?

Il suo utilizzo costante e a richiesta, che sia per capriccio o consolazione per mancanza del seno materno, può alterare la corretta formazione della bocca fin dai primi mesi d’età. La sua prolungata suzione, soprattutto  quando il bambino inizia la masticazione, rischia di modificare la conformazione di palato, denti e muscoli masticatori fino a coinvolgere l’articolazione di alcune lettere.

Quali sono i danni concreti che si possono riscontrare con un utilizzo prolungato?

Fino ai 9-12 mesi di età i leggeri danni provocati dal succhietto vengono compensati dalla crescente capacità e forza muscolare che la bocca assume masticando e provando a dire le prime parole.

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Foto credits: Il Dentista Moderno

Dopo un anno di vita i rischi diventano concreti: che sia il ciuccio o che sia il dito, il palato (che è anche il pavimento del naso) tende a modificarsi. Si alza e si inarca, cambiando anche la deglutizione del bambino. La lingua spinge in avanti sui denti invece che in alto, creando quindi problemi di mal occlusione. Un problema risolvibile solo più avanti, con il lungo (e costoso) lavoro di un ortodonzista.
E la parola? Come può essere compromessa? La lingua che spinge in avanti non crea solo problemi nella deglutizione, ma essendo ipotonica non permette al bambino di imparare la corretta articolazione di alcune lettere come la “S” e la “Z”. Il bambino le pronuncia spingendo la lingua tra i denti, un po’ come “Paperino”. Anche per la “R”, che richiede per una corretta articolazione un movimento veloce della punta della lingua,  il bambino avrà delle difficoltà.

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Qualche consiglio pratico

Il bambino cresce e con lui la sua bocca: mantenere un ciuccio piccolo, delle dimensioni utilizzate all’inizio, reca sempre meno danni nella crescita scheletrica e muscolare della bocca. Inoltre il bambino non ha la stessa soddisfazione nel succhiare un ciuccio delle dimensioni più picccole rispetto all’ampiezza del suo palato in crescita.

Quando interviene il logopedista?

Qualora l’uso protratto del ciuccio, del dito e/o del biberon, e per protratto si intende dopo i 2 anni di età, porti ad una deglutizione infantile, a una malocclusione dentale e/o a una difficoltà di articolare alcune lettere
è necessario una rieducazione logopedica.
Il logopedista avrà il compito di ripristinare una corretta funzionalità della lingua sia durante la deglutizione sia durante l’articolazione delle lettere distorte.