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I disturbi specifici dell’apprendimento in età adulta

I disturbi specifici dell’apprendimento, o DSA, sono disturbi del neurosviluppo che comprendono difficoltà nel leggere, scrivere e fare calcoli in maniera fluente, e che si manifestano solitamente con l’inizio della scolarizzazione.

Sulla base del deficit funzionale vengono poi individuate diverse condizioni cliniche: la dislessia quale difficoltà nella lettura, la disortografia quale difficoltà nella scrittura e comprensione ortografica, disgrafia come difficoltà grafo-motoria e la discalculia come disturbo nelle abilità di operare con i numeri e di effettuare calcoli.

La dislessia, come gli altri disturbi dell’apprendimento, è una condizione cronica e persistente ovvero seppur possa essere diagnosticata quando si è bambini o adolescenti non scompare in età adulta. La presenza di un DSA può quindi influire sia la carriera scolastica e accademica, ma anche la carriera lavorativa.

CHI RICHIEDE PIÙ FREQUENTEMENTE UNA VALUTAZIONE O UNA CONSULENZA IN ETÀ ADULTA PER L’INDIVIDUAZIONE DI DSA?

Presso il Centro le richieste maggiori arrivano da studenti universitari che non hanno ancora ricevuto una diagnosi oppure con diagnosi maggiore ai tre anni per i quali, il conseguente referto diagnostico, acquista un importante valore pratico per usufruire delle diverse misure di supporto, ai fini del completamento del percorso universitario.

Alcuni adulti, spesso, sospettano di avere un DSA rispecchiandosi nelle difficoltà dei propri figli, che a loro volta sono stati certificati, oppure quando hanno alcuni problemi nel dover sostenere esami, come può essere quello teorico della patente.

COSA SPINGE L’ADULTO A RICHIEDERE UNA VALUTAZIONE?

Solitamente, la richiesta è legata al percorso scolastico o universitario. Tuttavia, alcuni studi recenti evidenziano che la consapevolezza personale costituisce una motivazione molto forte.

PERCHÉ È IMPORTANTE IL RICONOSCIMENTO DEL DISTURBO?

La diagnosi di DSA, negli adulti può essere vissuta come momento di liberazione e comprensione. Troppo spesso ci si convince di essere stupidi o non intelligenti e quindi il riconoscimento del disturbo offre una nuova chiave di lettura di se stessi e può portare, quindi, ad una situazione di benessere. Si superano le precedenti convinzioni di sé, dando una giustificazione alle proprie difficoltà.

COME FARE DIAGNOSI NELL’ADULTO? QUALI SONO I LIMITI?

Pochi sono gli strumenti di valutazione specifici per l’età adulta, soprattutto per scrittura e calcolo. Un ulteriore limite è la carenza di valori normativi, presenti solo per quanto riguarda la lettura. Pochi sono anche i servizi che si occupano di tali problematiche. Uno di questi è proprio il nostro Centro, che opera sul territorio anche nella diagnosi adulta grazie ad una equipe multidisciplinare dedicata.

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QUALI SONO LE CONSEGUENZE DI UN DSA ADULTO NON DIAGNOSTICATO?

I dislessici non diagnosticati sperimentano un senso persistente di frustrazione, vergogna e solitudine, tanto da rientrare in vere e proprie problematiche di ordine psicologico e psichico come l’ansia, la depressione, bassa autostima e la fobia sociale.

Spesso i nostri pazienti riportano una difficoltà ad avere una relazione sentimentale stabile e duratura.

Noi consigliamo in questi casi un percorso di psicoterapia che aiuti a ritrovare un’immagine del sé positiva.

QUALI SONO LE DIFFICOLTÀ RISCONTRATE IN ETÀ ADULTA?

I nostri pazienti esprimono le loro difficoltà con queste frasi:

“Leggo lentamente e faccio fatica”, “Ho difficoltà a decifrare le parole nuove”, “Mi stanco”, “I testi sono difficili”, “Devo leggere e rileggere per capire” “Faccio fatica a ricordare”.

Queste sono le espressioni che riflettono il quadro del DSA adulto, in cui la lentezza nella lettura rimane una delle caratteristiche principali, anche se gli errori diminuiscono rispetto al quadro che si manifesta nei bambini. La comprensione profonda (inferenziale) del testo può risultare scarsa. Permangono difficoltà nell’espressione scritta per cui i testi appaiono poco articolati e brevi.

A livello di linguaggio fanno fatica nell’elaborazione sintattica di frasi complesse e il recupero delle parole è più lento.

CI SONO ALTRE DIFFICOLTÀ?

Si, quali la difficoltà di memoria, di pianificazione e nella organizzazione delle attività quotidiane della propria vita, così come la difficoltà nel prestare attenzione. A livello neuropsicologico questi disturbi permangono anche in età adulta, andando così a condizionare la vita accademica e lavorativa.

È POSSIBILE RIABILITARE QUESTE FUNZIONI?

Riabilitare memoria, pianificazione, organizzazione del quotidiano e attenzione è possibile con un trattamento intensivo e costante considerando che ogni tipo di potenziamento viene selezionato in base ai risultati ottenuti nei test diagnostici, dal profilo funzionale, dal metodo di studio e dalle difficoltà del singolo soggetto.

Durante il training vengono forniti gli strumenti utili in base proprio alla specificità del singolo caso.

COME SI RELAZIONANO I DSA E IL MONDO DEL LAVORO?

Le ricadute della dislessia e dei DSA in ambito lavorativo sono un aspetto molto poco studiato, in particolare nella realtà italiana. Oltre alle difficoltà di lettura, scrittura, di memoria a breve termine e di velocità di elaborazione dell’informazione, possono emergere altri problemi correlati allo specifico contesto lavorativo e alla mansione svolta. Le persone con dislessia possono spesso trovarsi in difficoltà quando viene richiesto loro un compito complesso, quando devono assimilare rapidamente nuove routine da automatizzare o quando vengono affidate mansioni duplici che richiedono un’elevata concentrazione soprattutto in ambienti rumorosi.

La tendenza a evitare compiti che richiedono l’impegno funzionale deficitario (lettura, scrittura e attività collegate) può privare della possibilità di avanzamento nella propria carriera lavorativa. Questo vuol dire che spesso la consapevolezza delle proprie difficoltà porta i dislessici a scelte di occupazione condizionate, al di sotto delle proprie effettive capacità.

Spesso ci viene riferito che i nostri pazienti possono incorrere in banali errori come per esempio la trascrizione inesatta di numeri e codici e questo ha spesso delle ripercussioni con gravi conseguenze nell’opinione di colleghi e dei superiori, determinando anche atteggiamenti punitivi che possono sconfinare in mobbing, emarginazione e allontanamento.

QUALI SONO I PUNTI DI FORZA?

L’elaborazione visiva e spaziale, l’essere intuitivi e innovativi, così come la creatività sono i punti di forza. Punti che vanno ad aggiungersi alle capacità interpersonali, empatia, risoluzione dei problemi ed eccellenti capacità di osservazione. È fondamentale, quindi, anche nei contesti lavorativi fare leva sui punti di forza che di solito si riscontrano nelle persone con DSA: intelligenza, capacità di memorizzare per immagini, approccio alternativo alle materie scolastiche, capacità di creare collegamenti non convenzionali, creatività, produzione di idee e abilità nella risoluzioni dei problemi.

I DSA adulti possiedono ottime capacità comunicative, grande abilità di delegare agli altri, capacità di pensare in modo creativo, forte determinazione e laboriosità, resilienza e capacità empatiche.

Le attività in cui riescono meglio solo le attività strategiche e direttive proprio perché non è richiesto l’uso automatico della lettura e della scrittura.

Dr.ssa Angela Nocera psicologa del Centro Italiano Logopedia specializzata in diagnosi e riabilitazione DSA adulti

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IL Ciuccio: un bene o un male per i nostri bambini?

Uno degli oggetti più desiderati dai bambini è sicuramente il ciuccio.
In silicone, in caucciù, con il corpo in plastica e la punta piatta o sferica…… ce ne sono per tutti i palati, ma fondamentale è capire che non è uno strumento da sottovalutare nella crescita e nello sviluppo di un neonato.

Perchè usare il ciuccio?
Il suo utilizzo ha sicuramente un pregio, sviluppa e coordina la capacità di suzione e deglutizione anche nel caso in cui il bambino non si attacchi facilmente al seno.

Ma quando il ciuccio puo’ fare danni?

Il suo utilizzo costante e a richiesta, che sia per capriccio o consolazione per mancanza del seno materno, può alterare la corretta formazione della bocca fin dai primi mesi d’età. La sua prolungata suzione, soprattutto  quando il bambino inizia la masticazione, rischia di modificare la conformazione di palato, denti e muscoli masticatori fino a coinvolgere l’articolazione di alcune lettere.

Quali sono i danni concreti che si possono riscontrare con un utilizzo prolungato?

Fino ai 9-12 mesi di età i leggeri danni provocati dal succhietto vengono compensati dalla crescente capacità e forza muscolare che la bocca assume masticando e provando a dire le prime parole.

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Foto credits: Il Dentista Moderno

Dopo un anno di vita i rischi diventano concreti: che sia il ciuccio o che sia il dito, il palato (che è anche il pavimento del naso) tende a modificarsi. Si alza e si inarca, cambiando anche la deglutizione del bambino. La lingua spinge in avanti sui denti invece che in alto, creando quindi problemi di mal occlusione. Un problema risolvibile solo più avanti, con il lungo (e costoso) lavoro di un ortodonzista.
E la parola? Come può essere compromessa? La lingua che spinge in avanti non crea solo problemi nella deglutizione, ma essendo ipotonica non permette al bambino di imparare la corretta articolazione di alcune lettere come la “S” e la “Z”. Il bambino le pronuncia spingendo la lingua tra i denti, un po’ come “Paperino”. Anche per la “R”, che richiede per una corretta articolazione un movimento veloce della punta della lingua,  il bambino avrà delle difficoltà.

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Qualche consiglio pratico

Il bambino cresce e con lui la sua bocca: mantenere un ciuccio piccolo, delle dimensioni utilizzate all’inizio, reca sempre meno danni nella crescita scheletrica e muscolare della bocca. Inoltre il bambino non ha la stessa soddisfazione nel succhiare un ciuccio delle dimensioni più picccole rispetto all’ampiezza del suo palato in crescita.

Quando interviene il logopedista?

Qualora l’uso protratto del ciuccio, del dito e/o del biberon, e per protratto si intende dopo i 2 anni di età, porti ad una deglutizione infantile, a una malocclusione dentale e/o a una difficoltà di articolare alcune lettere
è necessario una rieducazione logopedica.
Il logopedista avrà il compito di ripristinare una corretta funzionalità della lingua sia durante la deglutizione sia durante l’articolazione delle lettere distorte.

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PSICOMOTRICISTA, FLORA CARRERA
GRAFOLOGA, DOTT.SSA ELISA LINETTI

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Cappa o scarpa?

“CAPPA O SCARPA?” COME MIGLIORARE IL LINGUAGGIO DEL TUO BAMBINO

TANTI CONSIGLI E ATTIVITÀ PRATICHE PER AIUTARE IL TUO BAMBINO NEL CORRETTO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO
MERCOLEDÌ 10 MAGGIO 2017 ORE 20:30
INCONTRO GRATUITO
PRESSO IL POLIAMBULATORIO BODINI SALUTE
Piazza Castello 12, Borgosatollo (BS) – Tel: +39 030 2702660

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