Giornata Universale del Bambino

20 NOVEMBRE 2018

20 Novembre 2018, Giornata Universale del Bambino. Proponiamo l’articolo scritto dalla Dr.ssa Dorella Minelli, logopedista e titolare del Centro Italiano Logopedia e dalla Dr.ssa Anna Guerrini, logopedista e collaboratrice del Centro Italiano Logopedia, pubblicato sulla rivista Profilo Salute.

Disturbi di linguaggio nei bambini

Entro i 3-4 anni il profilo linguistico e comunicativo si deve normalizzare

Cosa s’intende per disturbo specifico di linguaggio nel bambino?

Si tratta di disturbi caratterizzati da una significativa limitazione della “specifica” competenza linguistica, in assenza di importanti deficit cognitivi, sensoriali, motori, affettivi e di importanti carenze socio-ambientali (es. esperienze di maltrattamenti, assenza di sufficienti condizioni di interazione con l’adulto, spesso bambini vissuti negli orfanotrofi…) sebbene si sia dimostrato che anche i Disturbi detti Specifici o Primari del linguaggio non siano puri, ma siano spesso associati a difficoltà di coordinazione motoria, di funzionamento cognitivo e a disturbi dell’attenzione. Il DSL viene individuato e diagnosticato dopo i 3 anni, ossia in concomitanza con l’ingresso alla scuola dell’infanzia, ma la fascia d’età, che va dai 2 ai 3 anni, rappresenta un momento cruciale per l’identificazione precoce di tali disturbi: si parla a quest’età di ritardi di linguaggio. Nell’eventualità in cui questi bambini non normalizzino entro i 3-4 anni il proprio profilo linguistico e comunicativo – intimamente legato allo sviluppo del linguaggio stesso – si definirà DSL.

Quali sono i primi segni che possono portare i genitori e gli insegnanti della scuola dell’infanzia a sospettare un disturbo del linguaggio?

Premessa: lo sviluppo del linguaggio è caratterizzato da una grande variabilità interindividuale, dovuta sia a fattori biologici, sia a fattori ambientali (minore o maggiore stimolazione in ambito familiare, inserimento precoce a scuola, presenza di fratelli o sorelle). Esistono degli indicatori di rischio che aiutano il genitore a ipotizzare una possibile difficoltà sin da età precoce. A livello di produzione verbale (indicatori rilevanti a 24-30 mesi) si può notare:

  • Povertà di suoni consonatici e strutture sillabiche (babbling canonico ritardato rispetto ai 6-7 mesi);
  • Dimensione del vocabolario espressivo ridotta (a 24 mesi < 10 parole; a 30 mesi = o < a 50 parole);
  • Crescita lessicale lenta (media parole/mese < a 30-40 parole nuove);
  • Mancata esplosione del vocabolario verso i 24 mesi;
  • Assenza di linguaggio combinatorio (es. “voglio palla”) a 30 mesi;
  • Scarsa intelligibilità dell’eloquio (< 50% delle produzioni);

A livello di comprensione verbale si può rilevare:

  • Difficoltà di comprensione del linguaggio già a partire dai 12 mesi

A livello di gestualità:

  • Scarsa produzione/imitazione sia in termini quantitativi che qualitativi di gesti (es. referenziali deittici > indicazione poco prima dei 12 mesi);

A livello dell’uso del linguaggio:

  • Scarso numero di atti assertivi e responsivi, verbali e non verbali.

Già all’età di 3-4 anni la maggior parte dei bambini padroneggia le strutture basilari della propria lingua nelle diverse aree in cui si articola il linguaggio per cui, se all’età di tre anni, considerata una sorta di spartiacque tra bambini “parlatori tardivi” e bambini con probabile DSL, permangono abilità ancora non adeguate secondo i parametri sopra elencati, si rende immediatamente necessaria una visita medico-specialistica.

Chi, come e quando si fa diagnosi di disturbo specifico di linguaggio?

La diagnosi viene fatta da un team clinico multiprofessionale che deve includere tra le figure professionali il Neuropsichiatra infantile, il Logopedista e le figure mediche necessarie a escludere condizioni patologiche che esulino dal linguaggio (Neurologo, ORL…).

Come ci si comporta dopo una diagnosi risultata positiva?

Il comportamento sarà diverso a seconda dell’età del bambino e del grado di compromissione:

  • Età inferiore ai 3 anni: il linguaggio è in grande evoluzione in queste fasi e un ritardo potrebbe normalizzarsi entro i 3-4 anni.

Se, in base all’osservazione condotta, emerge che il ritardo potrebbe presentare un rischio per lo sviluppo di altre aree interrelate al linguaggio (deficit di comprensione), allora viene promosso un intervento diretto, quindi condotto direttamente dal logopedista, precoce per ridurre gli effetti (a breve termine) che lo stesso può avere sullo sviluppo emotivo e sociale del bambino.

Se dall’osservazione emergono indici predittivi di una probabile buona evoluzione (in particolare normale comprensione), allora si promuovono monitoraggi con tempi e modi definiti. Opportunità nel frattempo di fornire ai genitori suggerimenti educativi di stimolazione linguistica.

  • Età superiore a 3 anni: intervento diretto necessario qualora le prestazioni ai test siano significativamente inferiori alla normalità per l’età del bambino. La presenza di diverse tipologia di DSL porta ala necessità di diversificare gli interventi a seconda della componente deficitaria.

Perché è importante intervenire immediatamente quando si riscontrano nel proprio bambino le difficoltà descritte?

Abbiamo visto che una percentuale di bambini con DSL in età prescolare riporterà difficoltà anche in epoca scolare (1-2%). Gli effetti di un DSL in età scolare si riscontrano principalmente negli apprendimenti di lettura e scrittura: si parla in questi casi di dislessia e disortografia, condizioni cliniche che rientrano nei cosiddetti DSA.