Il disagio emotivo dei bambini piccoli al tempo del Covid – 19 e l’intervento psicomotorio

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Cosa ci dicono i dati
La Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche (SICUPP) riferisce che il 98% dei pediatri di famiglia segnala nell’ultimo periodo un aumento di comportamenti problematici nei bambini. Nel 20% dei casi si rileva in tutte le età, nel restante 80% solo in preadolescenti e adolescenti

I bambini come manifestano il loro malessere?
I genitori riferiscono che i più piccoli sono diventati impauriti e “appiccicosi” con una continua richiesta di attenzioni. Si palesano comportamenti di collera con urla, scoppi di rabbia e aggressività verbale e/o fisica verso oggetti, persone, ma anche verso sé stessi oppure al contrario si manifestano comportamenti di eccessiva tranquillità una specie di congelamento emotivo
Oppure bambini che manifestano episodi di pianto inconsolabile, inappetenza, perdita di interesse verso i giochi che abitualmente facevano. Spesso disturbi del sonno con lamentele nella fase dell’addormentamento o risvegli notturni o incubi che spesso regrediscono se il genitore affianca il bambino nel sonno.
Riguardo al gioco, i bambini sono tornati a giocare con giochi che avevano da tempo abbandonato (perché “da piccoli”) e a svolgere l’attività ludica in modo solitario, evitando l’inclusione e la ricerca dell’altro.

Perché tutto questo? Il periodo delle incertezze
Nel periodo della pandemia da Covid 19 inizialmente il rimanere a casa è stato vissuto dai bambini come una sorta di vacanza dai vari impegni che si è trasformata ben presto in una vera e propria reclusione.
Gli adulti si sono trovati costretti a lavorare da casa, in un ambiente poco adeguato alla concentrazione necessaria per portare a termine il lavoro con una persistente ansia e talvolta angoscia per l’incertezza futura della famiglia. In uno stato di allarmismo generale lo stress genitoriale è aumentato e di conseguenza anche l’ansia dei più piccoli.
Dalla routine quotidiana caratterizzata dalla frenesia della scuola, dal pomeriggio con i nonni, dal ritorno a casa e dai cartoni serali che precedono il momento del sonno, si è passati ad uno stravolgimento delle abitudini famigliari. I bambini si sono trovati improvvisamente a non potersi confrontare con i pari, a limitare le loro interazioni, giocare sempre più spesso da soli, in un ambiente limitato e talvolta non adeguato alle loro esigenze.
Gli studi ci dicono che durante i primi 3 anni di vita i bambini non hanno ancora sviluppato una memoria esplicita, ma ricordano le sensazioni legate a esperienze sensoriali ed emotive immagazzinandole in una memoria definita corporea. Inoltre i bambini fanno ricorso alla reazione degli adulti di riferimento per interpretare ciò che non riescono a comprendere, di conseguenza i genitori sono veri e propri mediatori emotivi ed affettivi delle esperienze traumatiche dei bambini. In questa situazione di pandemia lo stress dei genitori è diventato l’ansia dei bambini.
Allo stesso modo anche i bambini di età compresa fra i 3 e i 5 anni sono in fase di completamento della maturazione emotiva. La costruzione di legami stabili con gli insegnanti e il confronto costante con i pari sono il motore di sviluppo di tali acquisizioni. La pandemia ha portato la chiusura improvvisa delle scuole e il distacco dai legami scolastici è stato drastico. Nessun percorso di preparazione, ma solo pochi saluti affrettati senza spiegazioni concrete ha fatto percepire ai bambini la separazione come un abbandono che generalmente genera angoscia e senso di colpa.

Che cosa possiamo fare?
Per supportare i bambini nell’elaborazione della sofferenza emotiva e limitare rischi di comparsa di patologie future la psicomotricità è l’attività più indicata. L’obiettivo è di far vivere e/o rivivere al bambino gli stati emotivi faticosi attraverso la migliore modalità comunicativa propria dei bambini, ovvero il gioco.
Lo psicomotricista è in grado di entrare in relazione con il bambino e offrirgli uno spazio dedicato all’esplorazione e all’espressione del sé, cioè del suo stato emotivo – relazionale.
Attraverso l’utilizzo del corpo, del movimento e del gioco si può arrivare a condividere con il bambino il suo essere. Di conseguenza l’espressione del disagio può essere analizzata come un bisogno ed è compito dello psicomotricista riceverlo, accoglierlo ed elaborarlo.