REGOLE E COMANDI: COME FARSI OBBEDIRE DAL PROPRIO BAMBINO

REGOLE E COMANDI: COME FARSI OBBEDIRE DAL PROPRIO BAMBINO

Spesso i genitori rivolgono al Pedagogista del Centro Italiano Logopedia queste domande: “Come faccio a farmi ascoltare dal mio bambino?”, “Arrivo anche ad urlare, ma i miei bambini non mi ascoltano lo stesso”. A questo punto è naturale chiedersi “Cosa significa non mi ascoltano? Educare i propri figli è una questione di ascolto? Cosa vuol dire essere ascoltati? Si intende il mancato rispetto delle regole o la disobbedienza a comandi precisi?”. Queste domande provocano smarrimento nei genitori, questo poiché c’è confusione nel distinguere tra regole e comandi. Precisiamo che le regole sono procedure chiare e impersonali con le quali si mette in atto l’autorevolezza, mentre i comandi sono puri e semplici ordini gerarchici basati su dipendenza e subordinazione e quando si da un comando si mette in atto l’autoritarismo. Ci sono momenti in cui dare comandi precisi e rigidi è necessario. Se mio figlio, ad esempio, sta attraversando la strada senza guardare l’imminente arrivo di un’auto, o se sta mettendo in pericolo sé e gli altri, è opportuno essere autoritari e dare comandi che vanno immediatamente eseguiti, con tono rigido. Negli altri casi, come ad esempio il rispetto della regola “si mangia solo seduti a tavola”, è consigliabile uno stile educativo autorevole.

Essere disobbedienti dipende dall’età
L’infanzia (fino a 10 anni circa) è l’età in cui si cerca il compiacimento delle figure adulte e l’adeguamento alle loro richieste. Il problema sorge quando queste richieste sono confuse o non condivise da entrambi i genitori, o peggio ancora quando si sottopongono i bambini a richieste che essi non sono in grado di reggere, e che creano quindi in loro tensione e smarrimento (ad esempio scegliere che scuola frequentare, dove andare in vacanza, che tipo di casa comprare etc.).
Quando parliamo di ragazzi nella fase della preadolescenza è tutta un’altra storia. Loro in genere non ascoltano i genitori, perché cercano il proprio modo di affrontare il mondo. Escono dagli schemi che fino ad ora avevano rispettato e si confrontano con i loro pari. Questo “non ascolto” serve a loro per mettersi in gioco e sperimentare, con l’obbiettivo di rafforzare la propria identità che è unica e diversa.

Arriva poi l’età più critica: l’adolescenza. Gli adolescenti in genere cercano il litigio per distaccarsi dai genitori, per cercare la propria strada, il conflitto è comunque un modo per mantenere la relazione, per cercare il confronto, l’assenza di conflitto è molto più problematica a quest’età, seppur sembri il contrario.

Alcune strategie per essere autorevoli e farsi ascoltare dai vostri bambini

  • formulate richieste brevi, per evitare che il sovraccarico di informazioni inibisca l’attuazione.
    Ad esempio la richiesta: “Vai in bagno, lavati le mani, asciugale, prendi la bavaglia, prendi il tuo piatto e vieni a sederti a tavola” risulta troppo lunga per la capacità mnesica di un bambino. Quindi meglio formulare una richiesta alla volta, in modo da evitare che il bambino si trovi in bagno non ricordando quello che gli avete chiesto di fare.
    Utile è mettere (vicino al lavandino, sulla porta del bagno, sopra l’armadietto, o
    in un qualunque posto dove il bambino possa vederlo una volta entrato in
    bagno) un disegno che raffiguri in sequenza tutte le azioni di routine che deve fare, e una volta arrivato in bagno, guardando il disegno, possa vedere qual è la prossima azione da mettere in atto.
    In questo caso arrabbiarsi perché le vostre richieste non sono state rispettate non è un dovuto al non ascolto del vostro bambino, ma al genitore che non ha formulato correttamente le richieste;
  • fate in modo di dare regole chiare e univoche. Se la regola cambia ogni giorno (per esempio: “Si guarda la Tv prima di andare a scuola?”), perché papà e mamma non l’hanno condivisa o perché un genitore è stanco e preferisce non avere contrasti con il proprio bambino, lui rimane confuso su cosa è possibile fare e cosa no e talvolta vi può mettere alla prova per capire dove può osare;
  • date regole sostenibili e ragionevoli, rispettando le tappe evolutive del vostro bambino. Potrò chiedere ad un bambino di 2 anni di infilarsi le scarpe da solo (all’asilo nido lo fanno!), ma se gli compro delle calzature che pure io fatico ad infilargli evito questa richiesta, come non gli chiederò di allacciarle fino a 5/6 anni, periodo in cui la motricità fine lo consentirà;
  • il no resta no e deve essere pensato prima di formularlo: se non si mangia il dolce prima di cena non lo si mangia ne stasera, ne domani e nemmeno se il bambino insiste;
  • quando l’età lo consente motivate la regola. È inutile spiegare ad un bambino di 12 mesi perché non deve mordere o picchiare i coetanei, lui recepirà il no, ma non tutte le spiegazioni che gli offrite. Posso invece spiegare a un bambino di 6/7/8 anni perché non ringraziare per un regalo ricevuto sia segno di poca educazione;
  • attuate una comunicazione positiva, cercando di produrre frasi con una valenza positiva. Ad esempio invece che dire: “Non picchiare” è utile sostituirla con “È meglio fare una carezza”,o sostituire “Non urlare” con “Abbassa la voce”;
  • parlate tanto con i bambini di argomenti piacevoli e interessanti per loro. Questo permette di farsi ascoltare soprattutto quando dovete dare una regola che per i bambini può risultare poco piacevole, in questo modo loro sono più propensi a non chiudere il canale dell’ascolto;
  • Non urlate. Tenere un tono di voce regolare e tendente al basso rende più propensi all’ascolto. Si urla solo in caso di pericolo imminente per bloccare la possibilità di un incidente. Se uso lo stesso tono quando il mio bambino sta attraversando la strada rischiando di farsi investire e lo steso tono lo uso quando sta per rovesciare l’acqua sulla tovaglia, capite che il bambino non potrà cogliere la differenza di gravità della situazione.

L’importanza di educare
Spesso i genitori si ritrovano a delegare l’educazione a insegnanti, catechisti, allenatori sportivi, nonni, invece dovrebbero riprendersi le loro responsabilità di educatori, accettando la sfida educativa. Farsi obbedire dai propri figli vuol dire non lasciare al caso regole e rimproveri, ma organizzare l’educazione dedicando tempo e cura al proprio ruolo genitoriale, avendo un fine educativo condiviso tra i genitori. Solo in questo modo potremo realizzare una buona educazione e come dice il Pedagogista Daniele Novara: “l’obiettivo non è trasformare i figli in ciò che vorremmo noi, ma renderli in grado di affrontare la vita con competenza e successo”.
Il Pedagogista del Centro Italiano Logopedia può aiutare i genitori ad organizzare l’educazione dei propri figli, riprendendo in mano il proprio ruolo. Può dare consigli pratici e concreti rispetto a quali siano i modi migliori per dare e formulare regole, facendo capire come il tono e la postura nell’espressione di tal regole incida. Aiutare i genitori a condividere valori comuni e trovare compromessi, nel rispetto della personalità e delle inclinazioni individuali dei figli.

Dr.ssa Dorella Minelli, Logopedista – Titolare Centro Italiano Logopedia
Dr.ssa Nadia Peli, Pedagogista – Collaboratore Centro Italiano Logopedia